1. Home
  2. /
  3. Tutte le Notizie
  4. /
  5. CONVEGNO “PERCHÉ I NEFROLOGI...

CONVEGNO “PERCHÉ I NEFROLOGI DOVREBBERO OCCUPARSI DI COVID-19?”

CITTÀ DI CASTELLO – A.MA.RE (Associazione Malattie Renali) Organizzazione di volontariato, con il patrocinio del Comune di Città di Castello e dell’Usl Umbria 1, organizza il convegno “Perché i nefrologi dovrebbero occuparsi di Covid-19?”.

L’incontro (si tratta del 5° convegno del ciclo “Essere e ben essere”) si terrà sabato 30 aprile alle ore 15 nel Salone Gotico del Museo del Duomo di Città di Castello.

L’incontro, moderato dai dott. Giuseppe Quintaliani ed Alessandro Leveque, si aprirà con il saluto della dott.ssa Patrizia Montagnini (presidente A.MA.RE. Odv) e proseguirà con le seguenti letture magistrali:

“Perché i nefrologi dovrebbero occuparsi di Covid-19” (prof. Giuseppe Remuzzi)

“I numeri della pandemia Covid-19 nei centri dialisi italiani” (prof. Paolo Reboldi)

“Di necessità virtù – Modelli organizzativi di risposta alla pandemia” (dott. Antonio Selvi)

Segreteria scientifica:

Dott.ssa Gioia Fiorucci

Sabrina Fodaroni

c/o reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Città di Castello

tel. 075/8509657

 

IL TEMA DEL CONVEGNO

La malattia renale cronica è una delle malattie croniche più diffuse. Colpisce circa il 7-10% della popolazione ed è purtroppo in continua progressione anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. In Italia si stima che circa 4,5 milioni di individui abbiano una malattia renale, circa 50.000 sono in trattamento dialitico e altrettanti sono portatori di trapianto di rene. A fronte di una così ampia e complessa popolazione di pazienti con malattia renale, l’entità della diffusione della malattia renale cronica è piuttosto misconosciuta nell’opinione pubblica. Un problema che tocca tanto la popolazione generale quanto i decisori pubblici. In estrema sintesi, le malattie renali spesso esordiscono in modo asintomatico e vengono diagnosticate solo quando già evolute verso stadi molto avanzati, nei quali le terapie disponibili sono ormai poco o nulla efficaci. I pazienti nefropatici, quando raggiungono lo stadio più avanzato di malattia, sono pertanto destinati a eseguire un trapianto o la dialisi. Il paziente con malattia renale cronica, inoltre, è quello che più di tutti accomuna e assomma una serie di comorbidità che richiedono un impegno di team multidisciplinari da un punto di vista medico-sanitario. È quello che più di ogni altro ha bisogno di una road map diagnostica estremamente variegata e ampia. Il paziente nefropatico ha un’altissima probabilità di mortalità per altre cause (ictus, infarto, patologie polmonari, gastroenteriche, neoplastiche, infettive…) proprio perché gravato da tante comorbidità. Una classe di pazienti fragile in maniera emblematica, come è stato ampiamente dimostrato dagli esiti della pandemia da Sars-Cov-2, durante la quale la Società Italiana di Nefrologia ha registrato una mortalità da 8 a 10 volte superiore rispetto alla media della popolazione generale. Un paziente su 3 è deceduto. Un dato allarmante, le cui ragioni sono da ricercarsi negli aspetti organizzativi, logistici e peculiari dei pazienti stessi che non solo hanno una maggiore suscettibilità ad essere infettati dal virus SARS-COV-2, ma hanno un decorso molto più severo rispetto al resto della popolazione generale. I soggetti con malattia renale in fase avanzata e che necessitano di dialisi devono recarsi, 3 volte per settimana, in ambienti ospedalieri dove vengono trattati per 4-5 ore, in stanze che accolgono un numero spesso elevato di altri pazienti, in stretto contatto anche con gli operatori sanitari. Il trasferimento dei pazienti da casa o dalle residenze sanitarie è assicurato, in un’elevata percentuale, da sistemi di trasporto convenzionati che si fanno carico di più persone contemporaneamente. L’infezione da SARS-COV-2 può provocare con elevata frequenza un danno renale anche grave (che necessita spesso della dialisi) sia in soggetti con funzione renale normale ed ancor più in pazienti con malattia renale cronica, portando a un rapido peggioramento del quadro clinico.

Abbiamo per questi motivi creato un momento di riflessione, chiedendo a scienziati di fama indubbia di raccontarci per prepararci alle sfide future. L’associazione A.MA.RE. O.D.V. da sempre si occupa di sostenere la Nefrologia del nostro territorio, arricchendo i nostri reparti di tecnologie ed emozioni, mantenendosi vicina alle istituzioni, alle associazioni dei malati ed ai malati. Non meno importante è l’attività di promozione della salute di cui quest’incontro rappresenta uno dei tanti.

Dott. Alessandro Leveque

Direttore U.O. Nefrologia e Dialisi – Ospedali Emergenza/Urgenza Città di Castello

Presidente Comitato scientifico A.MA.RE. Odv

 

I RELATORI

 

GIUSEPPE REMUZZI

Direttore

Dipartimento di Ricerca Malattie rare

Direttore Scientifico

Capo Dipartimento

Dipartimento di Malattie Rare

Dal 1° luglio 2018 il Professor Giuseppe Remuzzi ricopre la carica di Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS.

Il Prof. Giuseppe Remuzzi si è laureato in Medicina e Chirurgia a Pavia nel 1974.
Nel 1977 si è specializzato presso l’Università di Milano in Ematologia Clinica e di Laboratorio e nel 1980 si é specializzato in Nefrologia Medica presso la stessa Università.
Dal 1996 al 2013 ha ricoperto l’incarico di Direttore del Dipartimento Pubblico-Privato di Immunologia e Clinica dei Trapianti di Organo (collaborazione tra Ospedali Riuniti di Bergamo e Istituto Mario Negri), dal 1999 è direttore dell’U.O. di Nefrologia e Dialisi e dal 2011, Direttore del Dipartimento di Medicina dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII (ex Ospedali Riuniti) di Bergamo.

Fin dall’inizio della sua attività il Prof. Remuzzi ha affiancato al lavoro clinico in Ospedale un’intensa attività didattica e di ricerca. Da quando l’Istituto Mario Negri ha aperto la sua sede a Bergamo, il Prof. Remuzzi coordina tutte le attività di ricerca della sede di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e dal 1992 del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare ‘Aldo e Cele Daccò’ a Ranica (BG).

La sua attività scientifica riguarda soprattutto le cause delle glomerulonefriti e i meccanismi di progressione delle malattie renali. In particolare vanno considerati i risultati degli studi ”REIN” (che hanno dimostrato l’efficacia del trattamento con ACE inibitore nel rallentare e in alcuni casi arrestare la progressione del danno renale, evitando la dialisi, nelle nefropatie croniche con proteinuria) e BENEDICT (che hanno dimostrato che è possibile nel diabetico prevenire il danno renale e cardiovascolare).
Il Prof. Remuzzi ha anche fatto molti studi nel campo del rigetto del trapianto. In questo settore gli studi recenti del Prof. Remuzzi e dei suoi collaboratori hanno dimostrato per la prima volta che è possibile ottenere nell’animale la sopravvivenza indefinita di un organo incompatibile senza farmaci antirigetto “educando” il timo a riconoscere l’organo trapiantato come proprio.

Nelle sue ricerche ha inoltre affrontato il problema del grande divario tra limitata disponibilità di organi da trapiantare e crescente numero di pazienti in attesa di un trapianto. Con un approccio innovativo (trapianto di due reni di persone anziane in un solo ricevente, dopo accurata valutazione delle condizioni degli organi) queste ricerche hanno permesso di aumentare il numero dei trapiantati. Le ricerche più recenti riguardano le possibilità di rigenerare i tessuti e creare organi in laboratorio utilizzando cellule staminali.

È l’unico italiano ad essere membro del Comitato di redazione delle riviste “The Lancet” e “New England Journal of Medicine” (1998-giugno 2013); è stato uno dei vice-direttori della rivista “American Journal of Kidney Diseases” e fa parte del comitato editoriale di “American Journal of Transplantation, Kidney International e Clinical Journal of the American Society of Nephrology”. È stato nominato membro dell’“American Association of Physicians” di Washington e del “Royal College of Physicians” di Londra. E’ stato insignito di “Jean Hamburger Award” (2005, Singapore) da parte della Società Internazionale di Nefrologia. Nel 2003 è stato nominato Professore Onorario presso l’Università di Maastricht e Professore Aggiunto dello Scripps Research Institute di La Jolla, Stati Uniti e nel 2008 Professore Onorario presso l’università di Cordoba, Argentina.

È membro del “Gruppo 2003”, scienziati italiani più citati al mondo della letteratura scientifica (Institue for Scientific Information, Philadelphia). Ha ricevuto nel 2006 il riconoscimento di Commendatore della Repubblica ed è stato insignito dalla Società Americana di Nefrologia (ASN) del più prestigioso premio nel campo della nefrologia, il “John P. Peters Award” (novembre 2007). Ad aprile 2011 ha ricevuto l’ISN AMGEN Award durante il Congresso Mondiale di Nefrologia a Vancouver. A novembre 2011 è stato il vincitore della terza edizione del premio internazionale per la nefrologia “Luis Hernando” assegnato dalla Iñigo Alvarez de Toledo Renal Foundation (FRIAT) a Madrid.

Dal giugno 2013 è stato presidente della International Society of Nephrology (ISN) per il biennio 2013-2015. È ideatore del progetto chiamato “0 by 25”: Zero morti per insufficienza renale acuta non curata entro il 2025 nei paesi poveri. La speranza è che l’ISN contribuisca nel corso del decennio prossimo a far sì che si possa ridurre il tasso di mortalità dell’insufficienza renale acuta a livello globale.

A giugno 2015 è stato nominato “chiara fama” Professore di Nefrologia del Dipartimento Scienze Biomediche e Cliniche dell’Università degli Studi di Milano.

Ad Aprile 2018 ha ricevuto il Premio “Lennox K. Black International Prize for Excellence in Medicine” dell’Università Thomas Jefferson di Philadelphia.

Il Prof. Remuzzi è autore di più di 1440 pubblicazioni su Riviste Internazionali e di 16 libri, è editorialista del Corriere della Sera.

 

CURRICULUM VITAE DOTT. ANTONIO SELVI selvi_antonio.pdf

 

DOTT. GIANPAOLO REBOLDI

Curriculum vitae (italiano)

Curriculum scientifico (italiano)

CONVEGNO “PERCHÉ I NEFROLOGI DOVREBBERO OCCUPARSI DI COVID-19?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.